Un ceramista distratto lascia le sue impronte su alcuni dei suoi manufatti
Abbiamo perso le tracce della nostra identità in ogni oggetto. Sento la necessità di conoscere di nuovo la provenienza dei prodotti che usiamo quotidianamente.
Una ceramista molto in carne lavorando nel suo laboratorio, il quale sembrava essere uno spazio troppo piccolo, lasciò impresse accidentalmente le impronte dei suoi abiti sulle sue opere in terracotta ancora non completamente asciutte.
workshop artistico
Partecipazione al workshop organizzato dal prof. Paolo Balmas presso l'ISIA Roma Design, con la collaborazione di Maria Chiara Calvani, Alessandra Baldoni, Marianna Ferratto .
"Il continuo e incessante bombardamento di oggetti, immagini, idee prive di sbavature che affollano le riviste, rischia di far perdere al possibile fruitore un suo rapporto onesto e attento nei confronti delle cose. Questo problema non interessa soltanto il potenziale consumatore passivo, ma anche il giovane progettista, che, condizionato da tele dinamica, svilupperà spesso incoscientemente delle strategie di progettazione e comunicazione dell'idea elaborata, sempre più tese ad appagare i sensi che possono ad un primo impatto essere più stimolati, perdendo di vista la propria motivazione individuale, il proprio approccio creativo, il proprio punto di vista critico, ovvero gli ingredienti necessari per l'elaborazione di idee ricche di contenuto, capaci di toccare le corde più nascoste ma forse anche più necessarie dell'individuo. Il progetto ha come obiettivo quello di recuperare un tempo della riflessione intorno al sentimento della “perdita”, di riappropriarsi di un’ affezione legata all’oggetto personale tentando di mettere lo studente, futuro progettista, in condizione di ritrovare un baricentro motivazionale e contrapporlo alla pura battaglia dei linguaggi che spesso lo condizionano".
Maria Chiara Calvani
Set da tè in porcellana smaltata
Contaminazione e rielaborazione del classico servizio da tè inglese, tenendo conto della necessità di definire la propria identità riconoscendosi parte di una comunità con proprie tradizioni e con un passato "condiviso", segnato da comportamenti quotidiani e rituali riconosciuti.
Memoria e narrazione visiva: raccontare attraverso gli oggetti storie che ancorino le possibilità del futuro con le sicurezze del passato.
Shape-sorting house with magnetic cheese and mouse
Toy for children aged 0-3 years
AIJU | 4th toy design competition
Special recognition of jury
Metroquadro
Metroquadro è un progetto di ricerca che indaga il settore dei semilavorati tessili proponendo un nuovo modo di pensare il processo generativo e produttivo. Il punto di partenza di questo processo è la la programmazione generativa che attraverso l’uso di software dedicati genera eventi unici e irripetibili, come espressione plurima e aperta dell’idea generativa. Quest’idea-processo si serve del computer come mezzo, come strumento che memorizza ed elabora in base ad un codice da noi scelto e che interviene significativamente nella produzione dell’immagine finale. Metroquadro nasce quindi dall’elaborazione e dalla trasformazione automatica da parte del software, di input digitali come immagini, file audio o di testo. In questa fase il software opera e genera immagini in base a dei parametri e dei vincoli, quali l’uso di stoffa come materiale principale, la posizione e l’uso di un numero definito di magneti come elementi performanti del tessuto. Le successive fasi del processo sono l’accoppiamento a caldo e l’inserimento dei magneti all’interno del tessuto e il taglio laser dei vari pezzi di stoffa sulla traccia della grafica generata. Vengono così definite forma e prestazioni di Metroquadro. Utilizzando così sempre lo stesso procedimento ma cambiandone i codici si ottengono infinite proposte differenti nella stessa serie di prodotti. L’atto progettuale quindi, traccia la trasformazione e non la forma, in quanto ogni forma è solo uno dei possibili risultati dell’idea iniziale.
2008 | ISIA Roma Design
Emozioni, ricordi, dolore, razionalità, sogni e desideri sono gli ingranaggi necessari al funzionamento di una macchina alimentata dall’elasticità mentale. Possiamo decidere se azionare solo i desideri o solo i ricordi, il dolore o i sogni, o azionarli tutti contemporaneamente e vedere quali parti girano senza incastrarsi e quali invece risento della poca elasticità mentale. Tutti gli elementi concorrono a determinare le giuste proporzioni tra i vari pezzi per far si che la macchina ad elasticità mentale giri senza bloccarsi. Se altrimenti dovesse fermarsi potrebbe significare che stiamo affrontando una situazione con troppa razionalità, quando invece potrebbe essere utile sognare un po di più; è necessario in questo caso sostituire l’ingranaggio della razionalità con uno di dimensioni ridotte e aumentare invece quelle del sogno. Possiamo decidere anche di combinare vari elementi, ad esempio i sogni, desideri e ricordi e capire se è possibile e quanta elasticità mentale è necessaria per farli ruotare insieme ai ricordi o alle emozioni.
Re(f)use è il nome dato alla collezione di prodotti realizzati con gli sfridi di PCCR (Proprietary Closed Cell Resin) dell'azienda produttrice di scarpe CROCS in occasione del workshop Re(f)use | Re-think as a wunderkammer collection presso ISIA Roma design in collaborazione con CROC | Exo Italia.
Questi scarti sono considerati un materiale semi-finished in grado di offrire molte possibilità progettuali per la realizzazioni di nuove famiglie di prodotti.
Il concepts proposti mantengono invariate molte delle caratteristiche e forme degli sfridi stessi dai quali hanno preso vita nuove forme di prodotto.